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Saturday, July 11, 2020
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Un vaccino per il Draw Down

L’abisso, il deserto e la burrasca ovvero i tre demoni dell’Equity Line

Il principale problema che si trova ad affrontare un progettista di trading system è la gestione delle proprie creature. Ogni sistema, infatti, vive fasi alterne, che passano da forti “run up”, le aree in cui la logica che muove le operazioni è particolarmente in sintonia con il mercato su cui lavora, a zone neutre, in cui non si guadagna e non si perde denaro anche per periodi prolungati (ma si è logorati dai costi fissi caratterizzati da slippage e commissioni), fino alle zone di “draw down”, le ricorrezioni cui ciclicamente paghiamo pegno. Queste ricorrezioni caratterizzano il fattore di incertezza che impatta qualsiasi metodologia di trading e che abbiamo il compito di governare. Non possiamo sapere quando inanelleremo una serie consecutiva di operazioni negative, ma possiamo progettare alcune soluzioni con il compito di “fermare le macchine”. Si pensi ad una nave che navighi a pieni motori e che improvvisamente si trovi immersa nella nebbia, senza alcuno strumento radar a disposizione (come accade sui mercati quando si inizia a perdere denaro). Per evitare di impattare sugli scogli dobbiamo fermare la nave e attendere che la nebbia si diradi sufficientemente da consentirci nuovamente la navigazione. Stiamo parlando dei sistemi di Equity e Performance Control.

E’ solo una questione di definizione o si tratta di due classi di sistemi differenti?

Per sistemi di “Equity Control” si intendono quegli algoritmi che inibiscono e riattivano un trading system mediante regole legate alla forma della curva dei profitti (Equity Line). Si pensi ad esempio ad una media adattiva (a periodo variabile) costruita sulla curva di equity: inibiamo il sistema quando l’equity line viola tale media e lo riattiviamo dopo il primo trade che la riporta sopra la media. Durante l’inibizione continueremo a seguire il sistema originale in “paper trading” (registrando virtualmente le operazioni in essere) per consentirci di ripetere il controllo operazione dopo operazione.

I sistemi di “Performance Control” nascono invece dall’esigenza di inibire e riattivare uno o più trading system, mediante una metrica di performance slegata dall’aspetto grafico, come ad esempio il Profit Factor, l’Average Trade, lo Sharpe Ratio il Calmar Ratio (solo per fare degli esempi). Tali metriche sono generalmente utilizzate a finestra scorrevole, per apprezzarne la dinamica. Inoltre, è possibile realizzare delle combinazioni lineari attingendo da coppie e triplette di metriche elementari.

Chiarita questa prima distinzione è doveroso effettuarne una seconda: tutte le tecniche di Equity e Performance Control sono applicabili, di principio, sia ad “Open Equity” (curve temporali di profitto ad operazioni aperte) che a “Closed Equity” (curve temporali ad operazioni chiuse) che ad “Operation Equity” (l’elenco dei profitti delle singole operazioni).

Figura 1: distinzione tra Open Equity, Closed Equity e Operation Equity.

Il fatto che esista un’Open Equity dipende dall’estensione temporale del singolo trade: dal prezzo di ingresso a quello di uscita esistono infatti tutta una serie di oscillazioni che fanno ballare il valore istantaneo del profitto.

Figura 2: Dinamica del profitto di un singolo trade.

La soluzione ideale per minimizzare il rischio atteso sarebbe quella di basarsi sull’Open Equity, per tenere conto delle fluttuazioni istantanee. Tuttavia, questo si declinerebbe in una maggiore complessità operativa che non giustificherebbe lo sforzo rispetto ad un intervento al termine di ogni operazione. E’ possibile fare migliaia di test per verificare quanto detto: la dimensione temporale generalmente non premia rispetto ad un intervento trade by trade. Questo ci porta a preferire sistemi di Equity e Performance Control su Operation Equity.

A questo punto non ci rimane che fare qualche esempio chiarificatore. Quali sono gli aspetti del rischio che si declinano sulla curva dei profitti?

Semplificando, i tre demoni dell’Equity Line sono sintetizzabili in:

1) L’Abisso o il crollo improvviso delle prestazioni.
2) Il Deserto o la Pianura, ovvero lunghi periodi orizzontali senza profitti o perdite.
3) La Burrasca, ovvero un aumento distruttivo della volatilità della curva senza una direzione prevalente.

Ognuno di questi aspetti è a sua volta declinabile in modo ancora più accurato, ma descrive piuttosto bene i punti deboli della nostra tenuta sul mercato.

Affrontiamo l’Abisso: un sistema che dopo un lungo periodo di onorato servizio improvvisamente non sia più in grado di produrre utili ed inizi a perdere con sempre maggiore velocità. Questo si traduce in draw down sempre più pronunciato e ripido. In figura 3 vediamo all’opera un sistema di Equity Control adattivo applicato ad un trading system sul TBond, che sia in grado cioè di stringersi a ridosso della curva da controllare, in caso di volatilità o direzionalità decrescente.

Figura 3: Sistema di Equity Control adattivo.

L’impatto sul Draw Down è davvero interessante. Inoltre in questo caso paghiamo un premio positivo alla curva originaria (il saldo tra la curva controllata rossa e quella originale verde è a nostro favore).

Figura 4: Draw Down risultante da un sistema di Equity Control adattivo.

Questo tipo di tecnica consente un salto di livello notevole rispetto a molti sistemi statici di vecchia generazione.

Affrontiamo il Deserto: alcune strategie si “addormentano” per lunghi periodi di tempo (anche interi anni), non essendo in grado di produrre utili, ma senza brusche ricorrezioni. In questo caso è doveroso essere in grado di fermare il trading system per evitare di perdere i costi fissi e permettere di spostare il nostro denaro verso sistemi più profittevoli. In figura 5 possiamo apprezzare un esempio di Performance Control metrico a finestra scorrevole applicato su un vecchio sistema sulla Soia.

Figura 5: Sistema di Performance Control a finestra scorrevole.

In questo caso la funzione del controllo consente di svincolare il nostro denaro da un trading system che lo ha vincolato inutilmente dal 2016 al 2020. In questo esempio si è ristabilita, per così dire, la normalità: la differenza negativa tra la curva rossa e quella verde testimonia il pagamento di un premio di assicurazione.

Affrontiamo la Burrasca: quando la curva dei profitti è particolarmente erratica, con movimenti rialzisti e ribassisti repentini, assimilabili ad una dinamica pseudo-casuale. Questo è senza dubbio il caso più difficile da affrontare.

Vediamo un esempio di applicazione dei medesimi due metodi applicati precedentemente: iniziamo dal sistema di Equity Control adattivo.

Figura 6: Sistema di Equity Control adattivo.

L’intervento sembra repentino, ma non è in grado di abbattere il draw down che anzi, nella porzione finale della curva, raggiunge dei nuovi massimi sulla curva controllata.

Figura 7: Draw Down del sistema di Equity Control adattivo.

Applichiamo adesso il sistema di Performance Control a finestra scorrevole.

Figura 8: Sistema di Performance Control a finestra scorrevole.

Figura 9: Draw Down del sistema di Performance Control a finestra scorrevole.

Se è vero che in questo secondo caso abbiamo garantito un contenimento del Max Draw Down, dobbiamo registrare come un tale approccio porti alla completa rovina della curva originaria.

Questo testimonia come i sistemi di Equity Control siano in genere più adatti dei sistemi di Performance Control nel controllo delle prestazioni di sistemi erratici. Questi ultimi risultano invece più adatti al controllo di sistemi regolari come quelli genetici.

Figura 10: Esempio di sistema di Performance Control a finestra scorrevole applicato ad un sistema genetico che opera sul Crude Oil.

Esiste un ultimo elemento da cui diffidare quando parliamo di gestione di trading system: il fatto di trovarsi di fronte a sistemi di controllo che migliorino la curva originaria. Si tratta di miraggi, che nella migliore delle ipotesi contengono una retroazione che mina la veridicità dei risultati.

Figura 11: Esempio di sistema di Equity Control con retroazione.

Riassumendo:

• I sistemi di Equity e Performance Control devono essere in grado di diminuire il rischio atteso di curve affette da brusche ricorrezioni, fasi orizzontali prolungate e fasi erratiche.
• Non ci aspettiamo che sempre ed indistintamente un sistema di gestione sia efficace, ma deve garantirci la sopravvivenza di lungo termine.
• Devono essere in grado di non rovinare la dinamica di buone curve di partenza (monotone crescenti).
• Trattandosi di algoritmi assimilabili a trading system, possono soffrire di pericolose retroazioni che devono essere scongiurate in fase di progetto.

Se siete interessati ad approfondire questi temi, potete iscrivervi ad una intera giornata dedicata ai Sistemi di Equity e Performance Control che terremo a Venezia il prossimo 18 di aprile (qui il link con tutte le indicazioni). Passeremo in rassegna e codificheremo tutti i mattoncini elementari che consentono di progettare sistemi di gestione in grado di controllare singoli sistemi o interi portafogli di sistemi. Lavoreremo su Excel, per poi passare a Tradestation/Multicharts e termineremo in Python, per avere il massimo dell’efficacia dai vari mondi. Chi abbia fatto con noi il vecchio corso di Equity Control negli ultimi sette anni, troverà un programma stravolto e tante nuove tecniche, frutto degli ultimi anni di ricerca e sviluppo del nostro team.

Vi aspettiamo!

Giovanni Trombetta

Head of Research & Development Gandalf Project

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